Vitigni

In un’ipotetica classifica delle denominazioni italiane più conosciute dal grande pubblico, soprattutto al di fuori dei confini della penisola, Orvieto occuperebbe di sicuro una delle primissime posizioni, e questo nonostante nell’ultimo decennio la sua produzione sia diminuita rispetto a quella di altri bianchi italiani altrettanto conosciuti (e questo anche per l’opera del Consorzio di Tutela che nelle ultime cinque vendemmie ha stabilito una riduzione della resa massima per ettaro da 11 a 10 tonnellate nel 2010 e da 10 a 9 tonnellate nelle ultime quattro annate successive e da 9 a 8 tonnellate nel 2016.

Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio e ai suoi vitigni. Ad Orvieto tutto profuma di uva e di vino perché la coltivazione della vite né ha da sempre caratterizzato il paesaggio e l’economia: vigneti curati che si dispongono intorno alla rupe in un disegno armonico dove le linee parallele dei filari si intersecano con quelle ondulate delle colline. Il ruolo fondamentale del vino nella quotidianità e nei riti culturali di Orvieto è attestatonegli importanti dipinti delle Tombe Etrusche del territorio e nella ricca varietà di ceramiche etrusche e greche destinate alla conservazione, alla mescita e alla degustazione del vino.

Gli affreschi della Tomba Golino I, conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Orvieto, riproducono le fasi preparatorie del banchetto etrusco. Tra la frutta si individuano grappoli d’uva.