Monterubiaglio e Castel Viscardo

E’ un territorio compreso tra i colli dell’Orvietano, una geografia ferma nel tempo, di forte impronta contadina, in apparenza tagliata fuori da ogni traccia di modernità, ma assai fiera di ospitare due Castelli nello spazio di appena un paio di chilometri, quanti dividono Monterubiaglio da Castel Viscardo. Due manieri la cui presenza ha segnato le vicende di questo territorio a partire dal Medioevo. Ma ha anche dato vita a due antichi insediamenti, favoriti dalla generosità della terra e dell’ombra rassicurante di quelle massicce costruzioni.

Perché solo la tranquilla esistenza di queste comunità ha potuto favorire nei secoli lo sviluppo dei vigneti e la crescente sapienza nel fare del buon vino. E altrettanto vale per i giacimenti di argilla e la nascita delle tanti fornaci. Due castelli legati allo stemma dei Monaldeschi, ma soprattutto all’immagine di due donne, al centro di quelle vicende dove il potere sconfina nel privato e viceversa. Figure ambigue, controverse, di dubbia moralità, in un’epoca che imponeva ben altri modelli. E’ il caso di Maria Cristina di Svezia, regina a sei anni, donna di straordinaria cultura umanistica e di Madonna Antonia vedova di Ser Bonifacio Ranieri che aveva fatto parte del consiglio di Orvieto. Un’immagine duale di Monterubiaglio e Castel Viscardo, rispettivamente frazione e comune. Due insediamenti impegnati in due attività, i vigneti e le loro fornaci. Quali di questi settori vanta più remote origini, è una curiosità che rimane insoddisfatta. Anche se la vite, grazie alla presenza etrusca, può offrire in merito qualche indicazione in più. Ma l’argilla è talmente connotata ai luoghi, che credo non abbia una storia meno antica. D’altro parte, far vino richiede tempi lunghi e tante cure, mentre tirar su tegole e mattoni ha un andamento più spiccio, che risponde anche ad esigenze più concrete.

Oggi a Monterubiaglio c’è rimasto solo un caffè, niente ristoranti né alberghi, ma è una comunità di poco più di trecento anime che in cambio può vantare une delle piazze più scenografiche fra i centri minori in Umbria e non solo.

A Castel Viscardo, invece campeggia invece, la facciata con la Torre e l’Orologio del Palazzo Comunale, dinnanzi al giardino a pochi passi dal Castello con il suo fosso e il Ponte. Indugio ammirato oltre allo sperone della roccia, si allunga la Valle del Paglia e all’orizzonte Orvieto.